30 Saint Mary Axe Swiss Re – Foster + Partners


Si tratta del primo grattacielo ecologico di Londra e di una non indifferente traccia riconoscibile nello skyline della città. L’edificio è stato progettato per Swiss Re dallo studio Foster + Partners (1997-2004) che adottando un approccio tecnico, architettonico e sociale piuttosto radicale, ha dato vita a uffici, gallerie di negozi e caffè. Generato da una pianta circolare, a geometria radiale, l’edificio costituisce senz’altro un’interessante occasione per approfondire la cosiddetta struttura a “X” da un punto di vista parametrico. Questa va allargandosi di profilo man mano che la costruzione si eleva e si assottiglia verso il suo apice. I rinforzi diagonali della torre poi garantiscono sia maggiore libertà nella disposizione degli ambienti interni, quindi liberi da colonne, che una facciata completamente vetrata, aperta al panorama della capitale.

La maglia reticolare che caratterizza la realizzazione, è evidente sia internamente che esternamente, attraverso le superfici vetrate a chiusura dell’edificio. Senza lasciar spazio a interpretazioni, un approccio che sicuramente è riconducibile a una figura simile è quello matematico (Math). É lampante infatti la serialità e la riproposizione delle geometrie lungo le pareti che si intrecciano in una spirale ascendente come a comporre un vortice di forme, in questo caso di rombi. La sovrapposizione e l’accostamento dei “diamanti” che avvolgono la struttura, inducono a condurre lo sguardo verso l’alto coinvolgendo l’osservatore in questa spirale quasi ipnotica.

Una lettura secondaria che è possibile portare avanti osservando l’architettura è quella per discretizzazione (Discretize). Osservandola nel complesso è infatti identificabile un insieme di particelle tra loro messe a sistema che si intersecano nella composizione di un unico volume. Si percepisce il disegno di una trama complessa generato dalla sovrapposizione di elementi romboidali dalla stessa matrice formale ma riproposti in scale differenti: nel primo strato, si colloca l’intelaiatura strutturale in tubolari d’acciaio rivestiti in alluminio, mentre nel secondo i pannelli in vetro che completano la facciata. Il processo di accostamento e/o sovrapposizione di elementi analoghi parametricamente, contribuisce poi all’abbattimento dei costi di produzione. La texture che viene percepita nel complesso risulta adeguata alla forma dell’elemento architettonico che ne risulta fortemente caratterizzato.

Il reticolo, che sostiene e allo stesso avvolge l’edificio, richiama infine anche un’altra lettura parametrica fondata sull’ossatura percettiva della forma: Wireframe. Evince infatti già dalla composizione architettonica, il ragionamento strutturale su cui si fonda, reso esplicito dalle trasparenze dei materiali impiegati e dall’assenza di rivestimenti nei punti di ingresso in cui lo scheletro bianco è stato lasciato a vista. La forma volumetrica infatti è meglio percepita dall’occhio umano laddove la geometria del suo supporto sia resa evidente: in questo caso il gioco di rombi e la loro intersezione che genera punti di contatto ne sono l’esempio lampante.

Whether you like or loathe tall buildings, the Gherkin is a supremely skilful addition to London’s skyline. Walk along the South Bank of the Thames from the Design Museum to the Royal Festival Hall or drive into the City along Mile End Road, particularly at night, and the Gherkin’s curving form constantly entertains and enlivens. 

The Daily Telegraph